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La storia

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il sito archeologico

L'uccello citato da Ovidio in questo bellissimo passo è l'Ardea Cinerea, Airone cenerino, attuale simbolo principale del comune di Ardea, figurante nello stemma cittadino con le ali spiegate sopra una nave con la vela gonfia. Animale totemico della città antica e suo spirito immortale, del quale solo Danae la fondatrice conosceva aspetto e nascondiglio, è dunque fuggito altrove, ma non defunto, dopo la distruzione operata dai troiani.

L'airone cenerino è originario dell'Europa e dell'Africa, ma si spinge molto al nord durante l'estate, fino alle coste norvegesi. Predilige le pianure ma sale anche ad alte quote, sempre scegliendo zone abbondanti di acqua. Si ritiene che possa vivere fino a 24 anni. E' una specie protetta minacciata dall'inquinamento dei corsi d'acqua. L'etimologia del nome Ardea, come abbiamo visto, è incerta. Se di derivazione greca può rimandare anche al sorgere del sole (Ayrion), al fluire e scorrere (Ero^eo^ e radice affine ru-).

Non sappiamo da dove Ovidio abbia tratto l'associazione fra l'uccello e la città, indubbiamente l'uguaglianza fra i due nomi era esistente quando compose i versi in questione, quindi merita qualche riflessione.

L'Airone cenerino e la fenice

Gli antichi egizi festeggiavano ogni anno il ritorno del primo airone cenerino sopra il salice sacro di Eliopoli, considerato evento di buon auspicio, di gioia e di speranza. Per questo l'airone era associato alla fenice immortale, che loro chiamavano Bennu e raffiguravano in modo assai simile all'airone.

Per i greci la fenice era associata al rosso e al sole, viveva 500 anni circa e poi si incendiava, rinascendo dalle proprie ceneri.

Il nome fenice, scelto dai greci per rendere Bennu, ci rimanda ai fenici, il popolo di navigatori di origine cananea di cui si ha notizia fin dal XXI secolo a.C. L'origine del nome rimanda alla parola rosso porpora, con la quale, evidentemente, si definivano.


Come l'airone che spiccava il volo sembrava mimare il sorgere del sole dall'acqua, la Fenice — Bennu venne associata col sole e rappresentava il BA ("l'anima") del dio del sole Ra, di cui era l'emblema, finendo col rappresentare direttamente Ra.

Essendo colei che ri-sorge per prima, venne associata al pianeta Venere "la stella della nave del Bennu-Asar" o Stella del Mattino.

E come l'airone, che s'ergeva solitario sulla sommità delle piccole isole di roccia che sbucavano dall'acqua dopo la periodica inondazione del Nilo che ogni anno fecondava la terra col suo limo, il ritorno della Fenice annunciava un nuovo periodo di ricchezza e fertilità. Non a caso era considerata la manifestazione dell'Osiride risorto, e veniva spesso raffigurata appollaiata sul Salice, albero sacro ad Osiride. Fu la prima forma di vita ad apparire sulla collina primordiale che all'origine dei tempi sorse dal Caos acquatico, creando se stessa dal fuoco che ardeva sulla sommità del sacro salice di Eliopoli; rappresentava dunque la luce, il sole, la forza vitale, la rinascita e la fertilità.

Viveva in prossimità di una sorgente d'acqua fresca all'interno di una piccola oasi nel deserto, un luogo appartato, nascosto ed introvabile. Ogni mattina all'alba faceva il bagno nell'acqua e cantava una canzone così meravigliosa che il dio del sole arrestava la sua barca (o il suo carro, nella mitologia greca) per ascoltarla.

Talvolta visitava Eliopoli (la città del sole), e si posava sulla pietra ben-ben: l'obelisco all'interno del santuario della città, nota originariamente col nome di "Innu", che a noi ricorda molto Inuo... anch'egli, in origine, divinità solare.

Non possiamo non menzionare anche Anubi, detto anche Impu (cane selvaggio), che a noi ricorda tanto Inuo.
Anubi era una divinità dell'oltretomba, e quindi della vita eterna, che aveva sembianze di cane o lupo, originariamente dal pelo rosso, successivamente solo la testa rimase canide ed il corpo fu raffigurato di sembianze umane ma con la pelle rossa. Successivamente era raffigurato nelle pitture parietali degli ipogei unitamente al sovrano defunto e sovente con un'altra divinità dal corpo di uomo e testa di falco con doppia corona: era, quest'ultimo, Harsiesis, cioè il dio uccello Horus, divinità solare dei cieli, della resurrezione e dell'immortalità associata a Bennu.

 

Silvia Matricardi

L'airone cenerino — Ardea cinerea

"Turno muore. Ardea cade con lui,
città fiorente finché visse il suo re.
Morto Turno, il fuoco dei Troiani la invade
e le sue torri brucia e le dorate travi.

Ma, poi che tutto crollò disfatto ed arso,
dal mezzo delle macerie un uccello,
visto allora per la prima volta,
si alza in volo improvvisamente
e battendo le ali,
si scuote di dosso la cenere. 

Il suo grido, le sue ali di color cenere,
la sua magrezza,
tutto ricorda la città distrutta dai nemici.
Ed infatti, d'Ardea il nome ancor gli resta.
Con le penne del suo uccello
Ardea piange la sua sorte"

Ovidio, Metamorfosi, XV

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Bennubird

Bennu

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Horus aveva anche una personificazione assai particolare, che ne venerava gli specifici aspetti connessi con la fecondità e la fertilità sotto il nome di Min. E' un aspetto itifallico di Horus successivamente associato con il dio del sole Amon, originando Amon-min, a cui era consacrato il toro bianco. In primo luogo Min fu adorato come dio della fecondità, in quanto conferiva forza sessuale. Come dio della pioggia egli rappresentava anche la forza creativa della natura, in particolare la crescita del grano. I greci lo identificarono con Pan e quindi con Inuo.

 

Silvia Matricardi

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