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La storia

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il sito archeologico

Ardea: terra antica con origini misteriose

Àrdea o Ardèa?
Domanda di difficile risposta. Gli abitanti del luogo, nella quasi totalità transumanti dei Castelli romani divenuti stanziali negli ultimi due secoli, la chiamavano Àrdia. Si deve preferire Àrdea o Ardèa in base a quale origine mitologica e quindi etimologica del toponimo si preferisce, perchè ce ne sono molteplici a disposizione.

Dionigi di Alicarnasso, fa risalire la fondazione della città ad Àrdeas, figlio di Odisseo e Circe. In tal caso la pronuncia è Àrdea.

Una versione attestata tra gli abitanti vede l'origine del nome legata ai numerosi incendi subiti nel passato antico dalla città, quindi da interpretarsi e pronunciarsi come "Ardèa", dal significato, appunto, di ardeva, bruciava, dal latino Ardère (bruciare) e arère (essere secco).

Una diversa ipotesi lega le origini di Ardea a Danae, figlia del re di Argo, che dopo la nascita di Perseo da Zeus (il re degli dei la raggiunse nella grotta -o nella torre di bronzo — dove era rinchiusa e la fecondò in forma di pioggia d'oro), sarebbe giunta sulle coste laziali chiusa col suo bambino in una scatola di legno (oppure con una nave, da sola, in un momento successivo). Alla foce dell'Incastro sarebbe stata tratta in salvo, o avrebbe incontrato, il re rutulo Pilumno. Danae e Pilumno risalirono il fiume e fondarono una nuova città, Ardea, in corrispondenza di una ripida rupe tufacea. Dalla loro stirpe discese Turno, re rutulo ai tempi dello sbarco di Enea.

Ovidio riferisce l'origine del nome di Ardea all'alzarsi in volo di un airone cenerino (ardèa cinerea) dopo l'incendio e la distruzione della città ad opera di Enea, vittorioso sul re rutulo Turno, figlio di Dauno, che a sua volta era figlio di Danae e di Pilumno. Enea intendeva con l'incendio distruggere lo spirito del luogo (genius locii) del quale nessuno conosceva aspetto e dimora, essendo un'informazione nota solo ai fondatori Danae e Pilumno.
"Turno muore. Ardea cade con lui, città fiorente finché visse il suo re. Morto Turno, il fuoco dei Troiani la invade e le sue torri brucia e le dorate travi. Ma, poi che tutto crollò disfatto ed arso, dal mezzo delle macerie un uccello, visto allora per la prima volta, si alza in volo improvvisamente e battendo le ali, si scuote di dosso la cenere. Il suo grido, le sue ali di color cenere, la sua magrezza, tutto ricorda la città distrutta dai nemici. Ed infatti, d'Ardea il nome ancor gli resta. Con le penne del suo uccello Ardea piange la sua sorte "
(Ovidio, Metamorfosi, XV.)
In tal caso la dizione è Ardèa.

L'etimologia è incerta. Abbiamo "Ardor" "Ardère" latino, collegato al concetto di fuoco, ma anche "Ardo" greco, legato al concetto di acqua e bagnato, come nel sanscrito àrd-rà umido. Àrduus latino, connesso con il persiano Arda ed alla combinazione sanscrita di Ar (spingere) con urdh-va (alto) rimanderebbe al concetto di alto e di difficile accesso favorendo un'altra delle versioni attestate tra gli abitanti circa l'origine ed il signoficato del nome da associarsi con "ardua", come rocca difficile da espugnare. Infine abbiamo la possibile parentela del modo antico di pronunciare il nome della città "Àrdia" con "ardito" dal sanscrito khar-as (forte, duro, roccia) che è reso dai germanici con la radice hardu.
Anche nella Bibbia abbiamo un "Ard" figlio di Beniamino ed un "Ard" nipote di Beniamino, da cui discese la famiglia degli "Arditi".

Gli studiosi sembrano concordare sull'origine pre-latina del termine e sulla sua derivazione dalla radice ard/t, diffusa nei toponimi più antichi a livello nazionale.
 

Il territorio di Ardea, un tempo ricco di foreste, sorgenti d'acque anche termali e fiumi, era già frequentato nel Paleolitico.

Gli storici antichi avevano poche certezze sul passato della città. Era strutturata come una monarchia, e fra i suoi re, prima del più famoso (e a quanto sembra ultimo sovrano) Turno citato da Virgilio, compaiono Dauno (a volte detto suo padre, a volte suo antenato), Pilumno (a volte ritenuto fondatore della città) e Pico. Secondo Rufio Festo Avieno (IV secolo d.C.) fu il re di Ardea Lucero ad andare in soccorso di Romolo nella guerra contro Tazio, apportando un contributo di cavalieri tale che la terza centuria romana, che sarà successivamente istituita, sarà chiamata de' Luceri.

L'insediamento si sviluppò e prosperò grazie agli scambi commerciali, favoriti dalla posizione della città, compresa tra Latini, Volsci ed Etruschi e dal porto Castrum Inui. Nei secoli dall'VIII al VI fu uno dei centri più importanti del Lazio meridionale, con un ricco artigianato e oggetti importati anche da regioni lontane. Era particolarmente rinomata per la produzione di armi e di oggetti ornamentali. I dati di scavo confermano le fonti antiche circa l'importanza della città e della sua ricchezza, oltre che la sontuosità dei suoi edifici, smentiscono invece alcuni autori greci e romani che riferiscono di ujna certa decadenza ed impoverimento intorno al IV secolo a.C., fase, al contrario, che emerge come estremamente vitale e ricca di scambi commerciali internazionali.

Confermata anche l'importanza religiosa della città, a cui i romani guardavano, da questo punto di vista, con un reverente rispetto, anche se con scarsa simpatia.
 

A più riprese gli abitanti di Ardea furono alleati o nemici di Roma, nell'ambito delle vicende della Lega Latina: un primo attacco sotto Tarquinio il Superbo, di cui parla Tito Livio, sembra non avesse avuto successo, e poco dopo, nel primo trattato tra Roma e Cartagine del 509 a.C., la città era riportata tra gli alleati dei Romani. Nel corso del V secolo a.C. la vita cittadina fu dominata dalla contesa contro i Volsci e nel IV i Galli, dopo aver saccheggiato Roma, si rivolsero contro Ardea e la assediarono, senza successo; furono anzi gli Ardeati, guidati da Furio Camillo, in esilio nella città, che dopo aver respinto l'assedio, marciarono verso Roma e la liberarono dall'occupazione gallica. Gli scavi hanno attestato importanti interscambi con il mondo punico e con il mondo etrusco, al punto che gli studiosi stanno rivalutando le informazioni considerate leggendarie che riferivano di una parentela tra le genti puniche, gli abitanti di Ardea e l'isola di Zacinto, così come della partecipazione di Ardea alla fondazione di Sagunto in Spagna.

Nel secondo trattato romano-cartaginese del 348 a.C., Ardea è nuovamente nominata tra le città alleate dei Romani. A quest'epoca risale il rifacimento delle mura di cinta: il precedente triplice recinto difensivo venne sostituito da mura in opera quadrata, di cui si conservano alcuni resti, che cingevano i pianori dell'Acropoli e della Civitavecchia. Tuttavia, durante la seconda guerra punica, Ardea fu una delle dodici colonie che rifiutarono ai Romani gli aiuti militari. Dopo la sconfitta cataginese, i Romani si rivolsero contro le città ribelli della Lega Latina sconfiggendole, e le privarono dell'autonomia.

Agli inizi del II secolo a.C. in seguito a disordini scoppiati a Roma, legati ai baccanali ed ai culti dionisiaci, un certo Minio Cerrino fu inviato in esilio ad Ardea. Stessa sorte per la germanica Veleda, sacerdotessa — profetessa e al tempo stesso leader carismatico del suo popolo, vissuta nel I secolo d.C., e inviata agli "arresti domiciliari" in uno dei templi ardeati. La sacerdotessa non parlava direttamente con alcun essere umano, ma dava i suoi responsi chiusa in una torre.

La città, progressivamente perse di importanza per poi riprendere a crescere intorno al IX secolo, in seguito al progressivo spopolamento delle domus cultae, piccoli centri agricoli fondati dai papi nelle campagne per la coltivazione e la bonifica, e alle necessità di difesa contro i Saraceni.

Di questo periodo è il papa di Ardea, Leone V, assunto al pontificato nell'anno 903, nativo di villa Priapi (horti priapei o luogo chiamato Priapo) nelle campagne di Ardea. Quasi contemporanea è la chiesa di San Lorenzo, adiacente alla torre cinquecentesca e attestante la presenza del culto del santo sul luogo già in quella fase. La chiesa viene menzionata in un documento del 1081 fra i possedimenti ceduti al monastero dei benedettini di San Paolo, e costituisce pesante indizio dell'esistenza contemporanea di un abitato nelle immediate vicinanze. Torre e chiesa sono di proprietà privata.

Ardea ospitò nel 1118 papa Gelasio II in fuga dall'imperatore Enrico V.

Nel 1130 l'antipapa Anacleto II attribuì la civitas Ardeae ai monaci benedettini della Basilica di San Paolo fuori le mura. Successivamente il controllo feudale della città fu oggetto di aspre contese tra le famiglie nobiliari romane.

Nel 1419 papa Martino V la diede ai Colonna. Il feudo passò ai Borgia e tornò ai Colonna, finché nel 1564 venne venduto ai Cesarini. In questo periodo la città visse essenzialmente come borgo agricolo.

Nel 1628 lo Statuto di Ardea stabilisce di assegnare 12 scudi al Curato per insegnare ai fanciulli del paese.

Nel 1816, a causa dell'esiguo numero di abitanti, la città divenne una frazione di Genzano di Roma.
Nel 1822 l'osservatore che viaggiava per Ardea la definiva come un agglomerato di poche miserabili case intorno al castello, con ruderi antichi sparsi nelle vicinanze a contare 25 o 30 abitanti che vi conducono vita infelicissima. Non vi era ormai alcuna visibile traccia nè di Castrum Inui nè di Villa Priapi e neanche del Castel di Buon Riposo o Castrum Verposo o Veperosa o Nave o Casale Nave, il quale risulta nel 1431 disabitato (*) e che il Nibby identifica con Fortificazione di Longula, altra città perduta del Lazio antico .
Nel 1870 Ardea entra a far parte dell'Italia, un anno dopo i suoi abitanti erano 142.
Il borgo di Ardea, alla vigilia della bonifica integrale pontina, risultava disabitato, anche se da sempre frequentato — da novembre a maggio — dai transumanti provenienti dalle montagne dei Castelli romani.
A partire dal 1932 l'area circostante fu oggetto di lavori di bonifica idraulica, regimentazione delle acque e appoderamento, curati dall'ONC e dai consorzi di bonifica, cui seguì il ripopolamento controllato del centro e delle campagne circostanti. Il borgo fu praticamente "ri-fondato", ristrutturandone i resti, e divenne parte del comune di Pomezia fin dall'atto della sua costituzione.

Nel 1970 Ardea tornò ad essere comune autonomo.

* Dissertazioni della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Memoria intorno alcuni preziosi ornamenti antichi d'oro scoperti in Parma nell'anno 1821. Capo VI. Sull'antica città di Ardea e suo territorio. Pietro de Lama, prefetto del museo Parmense, 1822.

 

 

Silvia Matricardi

"Locus Ardea quondam dictus avis
et nunc magnum manet Ardea nomen,
sed fortuna fuit."

Virgilio, Eneide VII, 411

item3

"Il luogo un tempo era chiamato Ardea dagli antichi, grande resta ancora il nome di Ardea, ma la sua fortuna è passata"
Virgilio, Eneide VII, 411