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La storia

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il sito archeologico

Oggi gli abitanti di Ardea si chiamano Ardeatini, quelli più di vecchia data definiscono loro stessi "ardiesi" se abitanti sulla rocca, forestieri se abitanti al di fuori di essa. In tempi antichi Ardea era la terra dei misteriosi Rutuli.

I Rutuli... chi erano costoro?

Gli uomini rossi
il nome rimanda a rosso, sangue, fluire, guerriero difensore

I Rutuli, o Rudhuli, erano un popolo dell'Italia preromana stanziato sulle coste del Lazio, il cui centro principale era Ardea.


L'origine del termine è incerta, solitamente viene associata all'etrusco rutulus (rosso). Nell'antico babilonese rutu-liwi indica una fratellanza di più popolazioni. In sanscrito Rudh-ira sta per sangue e rudh-iram sta per rosso, la medesima radice indica il rosso ed il sangue in numerose lingue antiche.
La radice ru- in greco si riferisce allo scorrere e al fluire e rut-o^r significa arciere, o guerriero difensore.


Rutennu si definivano gli egizi di razza rossa al tempo della XII dinastia, anche i fenici si definivano "rossi". Il deserto veniva chiamato "Terra Rossa" (Desh-Ret), mentre il colore rosso sangue veniva denominato "INS". La radice egiziana rut o rtu indica crescere e germinare. Rutennu designava inoltre per gli egizi della XVII dinastia la zona dell'attuale Siria, area occupata dai fenici.

I Ruteni, nelle guerre galliche di Cesare, sono una antica popolazione celtica dell'Aquitania (Francia sud-occidentale).

Gli abitanti di Atlantide si riteneva avessero la pelle rossa e Rute era il nome di una delle sue isole.

Si ritiene che i Rutuli non fossero di stirpe latina ma se ne ignora l'eventuale origine. Su questo punto il direttore degli scavi di Castrum Inui, dr Francesco Di Mario, propende per inquadrare, invece, anche questo popolo tra quelli di stirpe latina, come già prima di lui lo studioso Massimo Pallottino.

Appiano sostiene l'origine etrusca dei Rutuli, della quale si trova traccia, per esempio, nell'assonanza del nome Turno (Tursnus) a quello di Tirreno (Turrenós) e sarebbe questo il motivo per cui Virgilio li presenta alleati dell'etrusco Mezenzio di Caere. Giacomo Devoto argomenta che l'appellativo di "tirreno" poteva essere proprio del territorio dei Rutuli, ma non dei Rutuli stessi, ed essere quindi solo un resto, una memoria, di una precedente situazione pre-indoeuropea.

Secondo un'altra teoria, invece, i Rutuli sarebbero stati di stirpe ligure. Infatti, secondo la tradizione romana, i Liguri sarebbero stati presenti nel sito di Roma in età preistorica. Segnaliamo in tal senso la presenza di una cittadina rivierasca in Liguria denominata Spotorno (Spoturno nel dialetto locale, Spolturnum nella denominazione più antica) che una locale leggenda vuole sia stata fondata proprio da Turno, re dei Rutuli, come nuova patria (il nome deriverebbe da Spes Turno, la speranza di Turno o da Spal Turno, la città di Turno).

Secondo Catone, i Rutuli parteciparono ad una confederazione per la fondazione del tempio di Diana Aricina.

Antonio Corrasino ("Città e terre d'Italia") ritiene che i Rutuli abbiano fondato la città di Rotolanum, poi chiamata Horte e quindi Orte (Viterbo) da cui partì, secondo Virgilio, il contingente di supporto a Turno nella guerra contro Enea.

Secondo Livio la città ispanica di Sagunto ebbe origine dagli abitanti dell'isola di Zacinto e dai Rutuli di Ardea. Probabilmente il periodo di questa colonizzazione risale ad una fase di decadenza della città di Ardea e del porto che si andava insabbiando. Sagunto segue la "via dei metalli" ed ha una sua logica per un popolo dedito al commercio e all’artigianato.

Gli uomini lupo

I rutuli venivano chiamati anche gens Daunia o Dauni ed a loro si collegano i Dauni abitatori della Daunia e di Lucera (Puglia) già da prima che Virgilio risistemasse il mito di Enea. I Dauni-Luki, il popolo di Dauno-Fauno, cioè i Rutuli, secondo alcune ipotesi erano di origine anatolica, e tale nome li designerebbe come uomini-lupo, che portarono in italia Luperco e Luperca, i loro animali-dei totemici. Dauno — Fauno sarebbe dunque anche Lukeros o Lucero, il re di Ardea che aiutò Romolo (anch'egli connesso con questioni di lupi, essendo stato allattato da Luperca) nella guerra contro i sabini.

I Rutuli sono noti soprattutto perché citati nell'Eneide come temibili e fieri guerrieri, ed il loro re, Turno, è l'antagonista finale di Enea.

Rutuli di oggi

Rutuli si chiamano ancora oggi un gruppo etnico stanziato nel Caucaso in Russia, in particolare nel Daghestan e in alcune località dell'Azerbaigian. La loro lingua è rimasta in esclusiva forma orale fino al 1990, quando ha trovato una sua forma scritta, resa con i caratteri cirillici. Il linguista Riccardo Bertani (che ha redatto il primo dizionario rutulo-italiano) ritiene di aver individuato una certa affinità tra la lingua rutula e quella basca, in linea con le ipotesi che vedono la popolazione basca come frutto di un'antica migrazione di genti dell'Asia Minore. Spingendosi oltre, Bertani ipotizza che anche i Rutuli delle coste del Lazio, fossero di ascendenza nilotico-camitica.

I Ruteni sono una popolazione che vive a cavallo di Ucraina, Slovacchia e Polonia, che parla una lingua propria, non omogenea nelle diverse regioni.


Rutuli e ardeati

In un blocchetto di tufo datato IV secolo a.C. e rinvenuto a Monte Cavo, si legge il nome "Ardea(tes)" che ci porta gli Ardeati, abitanti di Ardea, da considerare come termine che designava i rutuli che abitavano specificamente ad Ardea o forse un secondo gruppo etnico che si distingueva in qualche modo? In età storica si parla di Ardeatis Rutulus ma non vi è certezza che gli Ardeati fossero anche Rutuli o che i due termini fossero sinonimi.
Catone il Censore nelle Origines,
ricorda che il dittatore tusculano Manio Egerio Bebio officiò una cerimonia comunitaria nel nemus aricinum insieme ai rappresentanti delle altre principali comunità latine dell'epoca, l'elenco è interessante: "Tusculanus, Aricinus, Lanuvinus, Laurens, Coranus, Tiburtis, Pometinus, Ardeatis, Rutulus." Notare la distinzione fra Ardeati, Rutuli e Laurenti, elencati come tre popolazioni differenti coinvolte nel rito. Livio usa l'espressione "Ardeam Rutuli habebant" "i rutuli possedevano Ardea" ma anche in questo caso possedere non significa aver fondato. Plinio cita i rutuli fra i più antichi popoli del Lazio e sostiene che a loro appartenevano anche Antium, Satricum e Lavinium.

 

I Rutuli — chiunque fossero e da ovunque venissero — scomparvero in età storica, assorbiti dai Latini. Al momento non è stata rinvenuta alcuna iscrizione in una lingua distinguibile dal latino o dall'etrusco.
Le fonti ci dicono che i rutuli erano molto abili nella lavorazione dei metalli ed in particolare erano famose le loro spade e le loro asce.

 

Qualche citazione poco nota


prima di chiamarsi Latini i popoli del Lazio antico si definivano Ceti

"...Già diverse genti occuparono il Latio, gli Aborigini, gli Arcadi, i Pelasgi, gli Ardeati, i Siculi, gli Aronci, i Rutuli; e di là da' monti Circei, i Volsci, gli Osci, e gli Ausonii, che tutti dal Latio d'addimandarono Latini, se ben Suida scrive, che prima si nominassero Cetii, poi Ecadi e Romani. Afferma Plinio, che sin'all'età sua, nel Latio cinquantatre popoli si spensero talmente, che nè pure le loro vestigia si trovavano. Ma dopo di lui fino a questi tempi, la maggior parte di quei, che egli descrive, se n'è ita di male, con molte città, e terre murate di maniera, che non solamente no n'appaiono l'orme, ma ne anco i luoghi dove furono, si possono puntualmente discernere..."
(Ptolemaeus Claudius, "Descrittione del Lazio..." 1621)

I Ceti ed i Casci e le genti Latine erano in origine popoli del mare,
Pelasgi provenienti dall'Anatolia, identificati con gli hethei-ittiti

"II nome Cathi o Cethi dovette esser noto agli antichi Latini, mercecche innanzi di prender quest' ultimo nome, chiamavansi Cetii, come attestano Eusebio, Suida, il Chronicon Alexandrinum e Cedreno; i quali devono aver trovato in antichi autori siffatta notizia. (…) Abbiamo piu volte notato in queste pagine le diverse forme del nome degli Hethei, cioe Ketii, Katii, Hati, Ati, Asi e somiglianti. Ora si aggiunga a' precedenti quello non punto diverso di Casci (…), secondo elemento già discusso del nome de' Pel-aski Pelasgi. Di che segue che il nome Casci, il quale fu quello de' prischi Latini, come scrisse Ennio e dietro lui tutti gli scrittori romani, non è se non il nome degli Hethei, primitivi abitatori del Lazio. De' Casci si fece poi l'aggettivo significante prisco, antico. Si osservi intanto che, secondo Varrone, il nome Cascus è d'origine Sabina e perciò pelasgica, essendoche Pelasgi furono i Sabini. (…) dichiariamo che la primitiva forma del nome Latini fu Pel-ati-ni o Pal-ati-ni, dove il suffisso di derivazione me = hi di Pel- asi-ki, perchè il significato di questi due suffissi è quello di appartenenza e di possesso. La tenue labiale p di Pel o Pal passò dapprima nell'aspirata e si pronunziò Velatini o Valatini, donde o per sincope della vocale breve si ebbe Vlatini e quindi Latini; o per la caduta dell'aspirata Alatini e poscia Latini. . "
(Civiltà Cattolica, 18 settembre 1892. "Degli Hittiti Hethei e delle loro migrazioni. Ricerche di archeologia biblico-italica.")

 

I Rutuli erano consanguinei ma distinti dagli altri popoli antichi

"...per l'unione di coteste gento, Aborigeni, Siculi, Aurunci, ugualmente nati alla vita faticosa e all'armi, nacque la società dei Casci o prischi Latini, altrimenti chiamati Indigeni da Virgilio (...) questo primo aggiunto di Casci, titolo adiettivo della lingua materna degli Osci, che davasi in comune alla nazione del Lazio, non qualificava però una gente speciale: usavasi soltanto a maggiore illustrazione della stirpe, per rispetto alla grande antichità del sangue latino. (...) Tuscolani, Aricini, Lanuvini, Tiburtini, Ardeati ed altri soci, sacrificavano e parlamentavano insieme nel sacro bosco e tempio di Diana in Aricia (...) un altro tempio prossimo a Lavinio, e dato in custodia agli Ardeati, serviva ugualmente all'adunanza delle diete latine (...) presso la foce del Numicio abitavano i Rutuli; popolo distinto dai Casci o dai prischi Latini, ancorchè suoi consanguinei. E pare che anch'essi ugualmente s'attenessero per origine agli antichi Aurunci. Furono, secondo la fortuna del secolo, potenti e doviziosi: mandarono fuori nelle forme consuete alcuna colonia sacra: ed Ardea, città principale, recinta d'ardue mura, e di più adorna di belle pitture avanti che fosse Roma, mostra non ch'altro quanta fosse la sua forza e ricchezza antica. (...) in vero vuol darsi fede agli annali dei primi secoli di Roma (...) che le ricchezze vantate di Ardea fossero, come dice Livio, grande incentivo alla rapacità di Tarquinio..."
(Giuseppe Micali, "Storia degli antichi pololi italiani" 1836)

 

Silvia Matricardi