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Il sito

il sito archeologico
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digging

la scomparsa del sito

L'insediamento alla foce dell'Incastro ebbe lunghissima vita, poi cadde nel dimenticatoio, scomparve alla vista e dalla memoria dopo essere stato importantissimo luogo di culto e di scambi commerciali per secoli.
Le fonti parlano di una non meglio precisata insalubrità dei luoghi.
Sappiamo che l'imperatore Massimino e suo figlio Massimo nel 238 d.C. fecero eseguire dei lavori per creare argini sulla via Severiana (che all'epoca era la Litoranea) ad Ardea, per impedire che le mareggiate la distruggessero.
Sappiamo che nello Statuto di Ardea del 1564 è contemplato il divieto di pesca dalla "Torre dello Castro" verso il mare per la distanza di un tiro di balestra. Sappiamo anche che la causa dell'uso civico dei "naturali di Ardea" nel 1927 disquisiva se le terre restituite dal mare dopo il 1500 dovessero o meno essere considerate gravate da uso civico.
Tutti elementi che sottolineano che la linea di costa è mutata nel corso dei secoli.

Dagli scavi nel sito archeologico sono emersi dati ancora più intriganti.

Successivamente al V secolo d.C. l'area subì gli effetti di un terremoto importante, che ebbe esiti devastanti. Molti edifici furono abbattuti o si inclinarono di 4 gradi verso nordovest.
Le mura crollarono molto stranamente senza distruggere i pavimenti sottostanti, che sono stati rinvenuti coperti da conchiglie marine. Le murature mostrano segni di erosione alle quote pavimentali. La parte degli edifici che affaccia verso il mare mostra notevoli tracce di corrosione da flutti (la spiaggia ora dista alcune centinaia di metri). Su alcuni intonaci sono state individuate concrezioni di cirripedi. Inoltre al di sopra degli strati archeologici e ad una quota sopra il livello del mare di qualche metro, gli archeologi hanno trovato aree di battigia.
Tutti questi dati attestano che il sito archeologico, in un momento successivo al III secolo d.C. fu invaso dall'acqua del mare che vi rimase a lungo. C'era ancora quando l'insediamento fu devastato dal terremoto nel V secolo d.C., perchè le mura crollarono senza distruggere i pavimenti sottostanti (l'acqua attenuò il colpo). Questo spiegherebbe perchè ad un certo punto gli autori antichi non sapevano più dove collocare con esattezza l'antico Castrum Inui, essendo scomparso nel mare.
L'ipotesi sostenuta dal dr Di Mario e suffragata dalla squadra di esperti multidisciplinari coinvolta nelle ricerche a Castrum Inui, è che una parte della costa di Ardea sia interessata da fenomeni di bradisisma positivo e negativo, legati plausibilmente all'attività del vulcano di Albano. In altre parole in alcuni periodi di tempo la costa di Ardea si solleva ed emerge, in altri lassi temporali la terra si abbassa e immerge nel mare.

Questa ipotesi spiega come sia possibile che solo 1500 anni fa vi fosse acqua stazionante e battigia in punti del sito attualmente a svariati metri sopra la quota del mare. Diviene comprensibile anche il perchè ci siano strutture antiche a quote attualmente sotto il livello del mare.
E' coerente anche con le testimonianze dei pescatori, da noi raccolte, che riferiscono di aver avvistato periodicamente, in seguito a violente mareggiate, delle strutture murarie ad un centinaio di metri a largo, in mare. Una parte del sito archeologico, quella costruita all'apice del bradisisma positivo, potrebbe ancora non essere riemersa ed essere situata in mare.
E' in linea anche con le strane cartografie antiche che spesso segnano Ardea come affacciata su un grande golfo. Infine è compatibile con le informazioni attinte dagli abitanti del posto che segnalano la presenza di tombe e resti archeologici anche nei punti più depressi, mantenuti asciutti solo dall'attività del sistema di drenaggio della bonifica dell'agro pontino. E di sicuro gli antichi, per quanto è dato di sapere, non seppellivano i morti negli acquitrini.

Con un po' di immaginazione non è difficile figurarsi gli abitanti di Castrum Inui constatare con angoscia che l'acqua stava invadendo l'abitato, rendendo tutto l'impianto portuale inutilizzabile e decidere di abbandonarlo. Ignoriamo se abbiano vissuto, in un momento più antico, anche il problema inverso, osservando le banchine insabbiarsi progressivamente e le barche non avere più la profondità minima necessaria per attraccare senza incagliarsi.