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Il sito

il sito archeologico
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I reperti

Cosa è stato trovato

Per un esame scientifico ed una descrizione dettagliata del materiale rinvenuto nel sito archeologico è bene fare riferimento alla pubblicazione ufficiale, scaricabile gratuitamente mediante il link a destra a scopo di studio e consultazione. In questa sede ci limitiamo ad offrire una piccola panoramica di alcuni dei rinvenimenti più importanti e suggestivi.

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Pubblicazione scientifica sugli scavi archeologici:

Ardea la terra dei Rutuli tra mito e archeologia. Alle radici della romanità.

PDF da scaricare a scopo di studio.

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Fig46
dioscuro

Dioscuro

"La statua è alta circa 90 centimetri, è di fattura raffinata e materiale pregiato, ed è databile alla metà o alla fine del II secolo d.C. L'abbiamo rinvenuta all'interno di una vasca probabilmente parte di una fullonica *- ci spiega il dr Di Mario — Si tratta di un ritrovamento molto interessante, che richiama alla mente quanto riferito da Servio relativamente all'esistenza ad Ardea di un tempio dedicato a Castore e Polluce".

 

- I Dioscuri, nati dalle uova deposte da Leda, dopo aver amato Zeus in forma di cigno, erano quattro in tutto, Castore e Polluce ed Elena e Clitennestra. Castore e Polluce, ritenuti protettori dei naviganti, sono raffigurati nudi, con un cavallo ed un elmo a forma di guscio d'uovo. Secondo alcuni autori solo Elena e Polluce erano figli di Zeus, mentre Castore e Clitennestra erano mortali figli del re di Sparta Tindaro (marito di Leda).

* La fullonica era l'equivalente antico di una lavanderia.

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Minerva

Altorilievo di Minerva

"L'altorilievo è di ottima fattura e faceva parte delle decorazioni architettoniche del frontone del tempio A - ci spiega il dr Di Mario — raffigura la dea Minerva con i suoi tradizionali attributi: lo scudo, l'elmo ed il gorgoneion. Riteniamo sia databile alla metà del II secolo a.C. e che si inserisca in una corrente ellenistica. Questo elemento architettonico fu rimosso dal tempio e deposto alla base della scalinata di accesso, quando la struttura perse la sua funzione sacra. E' in questo punto che lo abbiamo ritrovato in tre frammenti, che è stato possibile ricomporre".

 

- Minerva, era la divinità vergine dei guerrieri, della poesia, della medicina, della saggezza, del commercio, delle arti e della musica. 
- Il gorgoneion è la testa della Gorgone Medusa, raffigurata, con funzione di allontanare o annullare influssi maligni, su vasi, armi, rilievi ed elementi architettonici. Iconograficamente è associata con la dea Minerva.

- Il frontone è la struttura di forma triangolare posta a coronamento della facciata del tempio.

Esculapio

"Si tratta di una statua di marmo bianco, acefala, databile al II secolo d.C. — ci spiega il dr Di Mario — raffigura il dio Esculapio, avvolto nell'himation, un'altra veste tipica dell'antica Grecia, e con il torso scoperto, sorretto da un bastone attorno al quale è avvolto un serpente, simbolo della divinità. La divinità, associata con le arti mediche, è resa in dimensioni equivalenti a circa la metà di quelle reali ed ipotizziamo che sia stata realizzata in una bottega locale, da un artista di buon livello qualitativo. Abbiamo rinvenuto questo reperto all'interno di un piccolo edificio sacro, adiacente al tempio B, interpretabile come un sacello in onore di Esculapio, eretto probabilmente alla fine del I secolo a.C. ed utilizzato fino al II secolo d.C. Questo piccolo tempio aveva un pavimento in mosaico a motivo geometrico ed era preceduto da un altare di cui abbiamo ritrovato la base in travertino. L'esistenza nel sito archeologico di un culto di Esculapio, non può non richiamare alla mente i versi di Ovidio (Metamorfosi, libro XV, 723-728)* in cui è descritto il viaggio della nave che, trasportando il dio in forma di serpente verso Roma, lambisce le spiagge di Castrum Inui.".

 

- Asclepio/Esculapio, era il dio delle arti mediche e della guarigione. Figlio di Apollo (dio del Sole), fu istruito nella medicina dal centauro Chirone (figlio di Crono/Saturno e famoso per la sua saggezza oltre che per le doti di oracolo). La sua abilità medica era tale che resuscitava anche i morti. Nell'antica Grecia si pensava che bastasse dormire in un santuario a lui consacrato per guarire da ogni malattia. Suo attributo principale era il serpente, simbolo del rinnovamento e parte attiva nelle guarigioni; in ogni tempio ce n'era almeno uno proveniente dal tempio di Epidauro. Altro attributo è il bastone che porta il suo nome, ancora oggi simbolo delle arti mediche. 
* Nel 291 aC per debellare la peste che attanagliava Roma, venne portato in città un sacro serpente dal tempio di Epidauro. Approdata la nave al porto Tiberino il serpente ne uscì e raggiunse la zona nord dell'isola tiberina. In tale punto fu edificato il tempio di Esculapio e tutta l'isola fu modificata per assumere la forma della nave che aveva condotto la divinità, che guarì la città dalla peste. Al santuario era annesso il primo ospedale di Roma (c'è ancora oggi). Tale storia è narrata da Ovidio nelle Metamorfosi, e questo è il brano a cui fa riferimento il dr Di Mario: "Placatosi il mare, il dio di Epidauro lascia gli altari paterni e, goduta l'ospitalità del nume a cui è legato, strisciando con un crepitio di squame, solca la rena del lido, sale lungo il timone della nave e appoggia il capo in cima alla poppa, finché; non giunge a Castro, alla sacra dimora di Lavinio e alle foci del Tevere".

antefissa

L'uomo col chitone

"Anche questa antefissa, che abbiamo datato al V secolo a.C. faceva parte delle decorazioni architettoniche del tempio B - ci spiega il dr Di Mario — e raffigura un personaggio che indossa un chitone, la veste tipica dell'uomo greco. A differenza delle altre raffigurazioni, questo soggetto non sembra essere un guerriero".

 

- L'antefissa è un elemento della copertura dei tetti posto ad occlusione dei canali terminali delle tegole negli edifici greci, etruschi e romani.

guerriero

Il guerriero

"L'altorilievo faceva probabilmente parte delle decorazioni architettoniche del del tempio B - ci spiega il dr Di Mario — le quali raffiguravano una o più scene di combattimento tra guerrieri e amazzoni, in linea con il gusto diffuso nel mondo latino ed etrusco nel V secolo a.C. Questa testa, che non sembra appartenere a nessuno dei torsi che abbiamo rivenuto fino ad ora, rappresenta un guerriero barbato e munito di elmo. Trova riscontri iconografici con reperti simili rinvenuti a Cerveteri, interpretati come guerrieri greci e troiani."

cavalli

I cavalli

"E' la parte residua di un fregio decorativo che probabilmente raffigurava una scena di cavalieri in corsa pronti all'attacco - ci spiega il dr Di Mario — è databile al VI secolo a.C. che corrisponde al periodo più antico, per quanto finora emerso, di questo sito archeologico. Riteniamo che facesse parte delle decorazioni del tempio B durante la fase arcaica. L'elaborata finitura delle bardature dei cavalli attesta la vitalità della coroplastica ad Ardea con influenze dirette sia dal mondo etrusco-latino che da quello greco. Fino a pochi giorni fa — conclude Di Mario — era il reperto più antico, poi, con gli ultimi scavi...".

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Il Satiro

L’affresco con figure dionisiache è stato recuperato durante lo scavo di una vasca circolare nell’area termale del sito, in uno degli strati di riempimento. Era collocato sul soffitto ed è datato al II secolo d.C. Il satiro centrale ha aspetto molto umano e poco ferino. E' giovane e raffigurato durante la danza.
L'affresco contiene un secondo personaggio, di statura maggiore, non identificato.

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Testa di Minerva

"Questa terracotta architettonica raffigura Minerva con un elmo di tipo attico ed è sicuramente pertinente ad una lastra facente parte delle decorazioni del tempio B, nella sua fase tardo arcaica, cioè all'inizio del V secolo a.C. - ci spiega il dr Di Mario - lo scavo di questo secondo e più grande tempio è nella fase iniziale, ma già ci consente di ipotizzare che fosse attivo fin dal VI secolo a.C. e di probabile rilevanza federale".
 

 

- Minerva, era la divinità vergine dei guerrieri, della poesia, della medicina, della saggezza, del commercio, delle arti e della musica. 
 

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Amazzoni

- Lastra con amazzone inginocchiata:"La lastra faceva probabilmente parte delle decorazioni architettoniche del del tempio B - ci spiega il dr Di Mario — le quali raffiguravano una o più scene di combattimento tra guerrieri e amazzoni, in linea con il gusto diffuso nel mondo latino ed etrusco nel V secolo a.C. Si tratta, sia per l'iconografia della veste che per la resa dell'incarnato, di un'amazzone ferita e soccombente."

- Busto di Amazzone:Riteniamo che anche questa terracotta architettonica, che abbiamo datato al V secolo a.C. facesse parte delle decorazioni del tempio B raffiguranti le scene di combattimento fra guerrieri e amazzoni - ci spiega il dr Di Mario — quest'amazzone è stante, indossa un corto chitone rosso orlato di nero su una camicia rappresentata con file orizzontali di zig zag di colore nero e rosso, secondo esperienze iconografiche della ceramica attica a figure rosse".

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Arimaspi e Grifi

"Si tratta di due lastre provenienti dalle decorazioni del sacello di Esculapio, datate al primo quarto del I secolo d.C. — ci spiega il dr Di Mario — raffigurano una figura maschile di profilo, con berretto frigio e brache persiane, che versa da bere al grifo alato. Le due scene sono identiche e simmetriche. La raffigurazione è collegata con il mito degli Arimaspi, abitanti del nord della Scizia in lotta con i grifi per il possesso dell'oro. Nelle lastra di Ardea, però, non è rappresentato il momento della lotta ma quello successivo dell'offerta alla mitica creatura.

 

- Gli Arimaspi sono un popolo mitologico citato sia da autori greci che latini. Abitavano in un territorio posto ad oriente della Grecia, probabilmente nel nord della Scizia e quindi tra i monti del Caucaso ed il mar Nero. Sono spesso rappresentati mentre combattono con i grifi (guardiani delle miniere) per il possesso delle miniere d'oro. Avevano un unico occhio e per questo venivano chiamati uomini monocoli. Fanno parte dei popoli mitologici dei ciclopi.
- Il grifone è una creatura leggendaria con il corpo di leone e la testa d'aquila. La femmina è alata. Il grifone è spesso rappresentato con quattro zampe, ali, becco, artigli e orecchi equini. Stando ad alcuni autori, la coda sarebbe costituita da un serpente. Probabilmente deriva da un animale mitologico romano, il Grifo, anche lui con testa d'aquila e corpo di leone. Viveva nei monti Rifei, dove custodiva l'oro del nord. La leggenda del grifone nasce dalla mitologia mesopotamica, fenicia e babilonese. Il grifone raffigurato nei reperti dell'Incastro è munito di corona, ha la testa ed il corpo di un leone, le orecchie di un cavallo e le ali di un uccello.
 

Ardea non ha un museo e neanche un deposito. Tutti i reperti rinvenuti negli scavi dal 1998 ad oggi si trovano nel Museo delle Navi romane di Nemi.