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La storia

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il sito archeologico

« ... Turno, un giovine il più bello,
il più possente e di più chiara stirpe
che gli altri tutti
 »

(Virgilio, Eneide, VII, 83-88)

Turno
l'ultimo re
dei Rutuli

Giovane re dei Rutuli, Turno (Turnus in latino) è citato da Virgilio come antagonista di Enea, a cui sarà sottratta la promessa sposa Lavinia (figlia del re degli aborigeni Latino) e distrutto il regno, oltre che tolta la vita, per mano di Enea ma prevalentemente per volere degli dei. Virgilio che lo presenta come un eroe amato dal suo popolo, dagli alleati e dalla sua futura suocera. Coraggioso, valoroso e pronto a morire per difendere la sua terra e la sua promessa sposa, rifiuta di mettersi in salvo e affronta il suo destino, consapevole che gli dei ne hanno decretato la morte nel duello finale con l'invasore troiano.

Turno è un semidio come Enea, egli è figlio di Dauno (Fauno) e della ninfa (prima di Virgilio era una dea marina) Venilia. Discende inoltre da Danae e Pilumno, quindi anche da Saturno. Una delle sue sorelle è Giuturna, ninfa delle fonti, amata da Giove e resa immortale (oppure sposa di Giano e madre di Fons, dio delle fonti).

Il nome Turno, che in latino implica un senso di movimento circolare, deriva forse dal greco Touros (animo impetuoso) oppure da Turrenus. In etrusco viene chiamato Tursnus, Turosnos o Turannus.

Il punto è che ben prima che Virgilio narrasse di Enea e Turno, già erano presenti versioni più antiche della medesima storia, inerenti l'arrivo di navi greche con prigioniere troiane nei lidi italiani, in particolare in territorio degli Opici-Oschi sulle coste laziali, nel Bruzio (coste Calabresi) ed in territorio etrusco nei pressi di Pisa. Per quanto riguarda il Lazio e la Calabria troviamo un ricorrere di nomenclature ambientali connesse con la vicenda: Latino, Laurento, Lavinio e Lavinia — Lacinio, Latinio, Latino e Laurina. In tutte queste versioni le prigioniere troiane incendiano le navi per non diventare schiave (una volta tornati in patria) dei loro carcerieri, costringendoli a restare e fondare nuove città.

In altre versioni, sempre precedenti a l'Eneide, si parlava di navi con esuli troiani scampati alla distruzione della città. Anche in questo caso i profughi diventano stanziali e fondano nuovi insediamenti, sia costieri che nell'entroterra. L'ubicazione è fra il Lazio e l'Etruria. Da notare che Enea è assente da queste storie più antiche, o meglio l'eroe troiano inizialmente emigra nella penisola Calcidica, vi fonda la città di Eneia e vi resta fino alla morte. Interessante anche notare che in alcune versioni del mito di Enea non virgiliano, egli è un "traditore della patria" uno dei due troiani che agevolò gli invasori in cambio di un lasciapassare per loro e parte della popolazione.

Nelle versioni etrusche del mito di Enea egli giunge in etruria e poi raggiunge il lazio. Viene raffigurato che sorregge il padre su una sola spalla e conduce con se un cesto con oggetti sacri (i penati).

E' del V secolo a.C. la più antica versione del mito di Enea che fonda Roma.

A partire da Catone (II secolo a.C.) i romani parlano della guerra di Enea contro i Rutuli di Turno e gli etruschi, del suo matrimonio con Lavinia figlia del re Latino e della sua permanenza nel Latium vetus.

 

Nei racconti tramandatici dagli storici romani, Enea, quando arrivò a Laurento, incappò nella inimicizia di Latino, re degli Aborigeni, il quale, vinto in battaglia, fece pace con lui e gli diede in sposa la propria figlia Lavinia che però era stata già promessa a (oppure era già sposata con) Turno o Tirreno, re dei Rutuli. Questi, con l'aiuto di Mezenzio, re di Cere, mosse guerra congiuntamente ai Latini e a i Troiani. Latino morì in battaglia. Enea vinse e riunì Aborigeni e Troiani in un solo popolo che chiamò Latino. Poi anch'egli morì durante una successiva battaglia contro Mezenzio. Il regno passò a suo figlio Ascanio nato a Troia dal precedente matrimonio con Creusa.
Lavinia, che era rimasta incinta prima che Enea morisse (oppure era già incinta del suo promesso sposo o marito Turno), e aveva timore del figliastro Ascanio, si rifugiò tra le selve in casa di un certo Tirro o Tirreno, pastore di Latino (o Turno sopravvissuto?), dove partorì Silvio.

Se Virgilio ha sorvolato ampiamente su questa opzione, resta la possibilità che Turno, in realtà, abbia avuto la sua rivincita, sopravvivendo al duello con Enea, e fuggendo con la sua sposa.

 

Silvia Matricardi

guerrieroedonna

Guerriero etrusco con donna, Museo di Marzabotto

Guerrierosannita

Curiosamente nell'Ardea di oggi si tende a parlare con simpatia più di Enea, invasore straniero che distrusse la città, che del suo eroico ed ultimo re Turno, che difese la sua terra e la sua sposa lottando fino alla morte.

 

Persino Virgilio lo fa uscire perdente dallo scontro finale con Enea non perchè meno forte e valoroso, ma solo a causa degli dei avversi, in particolare Giove, che lo intorpidisce per fare in modo che resti ucciso.

"Non mi atterriscono le tue furiose parole, feroce; mi atterriscono gli dei e Giove nemico."

Turno, paralizzato da Giove, si rivolge ad Enea che lo sfotte perchè esita.

Virgilio, Eneide, XII